
[vc_row][vc_column width=”1/1″][vc_column_text]La preparazione al Sacramento del Matrimonio, unica per tutte le Parrocchie di Sorrento, si tiene annualmente in due diversi corsi; il primo, quest’anno presso la Cattedrale alle 20.30, da ottobre a Natale; il secondo, quest’anno presso la Basilica di S. Antonino, alle ore 20.30 da gennaio a Pasqua: Per la celebrazione dei Matrimoni occorre che siano i stessi fidanzati, e non loro intermediari, a chiedere ad un Sacerdote (il Parroco, il vice Parroco o il rettore della chiesa in cui si desidera celebrare il Matromonio) indicazioni circa le date e le modalità per la preparazione e la celebrazione delle nozze.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Norme e orientamenti per la celebrazione del sacramento del Matrimonio validi nelle parrocchie dell’unità Pastorale di Sorrento” title_align=”separator_align_center” color=”turquoise”][vc_column_text]
LA PREPARAZIONE (DLP* 181)
I fidanzati che intendono celebrare il sacramento del matrimonio sono moralmente obbligati a partecipare ad un corso di formazione nelle proprie parrocchie o unità pastorali. L’attestato di frequenza al corso farà parte dei documenti da presentare in Curia. La documentazione relativa alla celebrazione del Matrimonio deve essere preparata dai nubendi su indicazione dei rispettivi parroci di residenza. La stessa documentazione, predisposta su indicazione dei propri parroci e corredata del nulla osta della Curia della Diocesi di provenienza dei nubendi e del nulla osta della Curia diocesana di Sorrento Castellammare di Stabia, deve pervenire al Parroco della chiesa in cui si celebrerà il rito almeno due settimane prima della data fissata per la celebrazione del Matrimonio. I giorni e gli orari di apertura delle sedi di Sorrento e Castellammare della nostra Curia diocesana sono pubblicati sul sito www.diocesisorrentocmare.it
LA CELEBRAZIONE (DLP 186-193)
ANIMAZIONE LITURGICA
FOTOGRAFI E CINEOPERATORI (DLP 53)
FIORAI (DLP 54)
Gli sposi scelgano liberamente il fioraio, tuttavia si suggerisce di rivolgersi a ditte operanti nel territorio di Sorrento o dei Comuni limitrofi (sempre facenti parte della nostra Diocesi) che già conoscono le nostre chiese e le regole da osservare per l’addobbo delle stesse. I fiorai, in ogni caso, sono tenuti a rispettare le seguenti disposizioni:
I fidanzati si impegnano a prendere visione di tali norme e a rispettarle per il decoro e la dignità della celebrazione liturgica.
DLP* = Direttorio liturgico pastorale dell’Arcidiocesi di Sorrento Castellammare di Stabia [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/1″][vc_text_separator title=”ORIENTAMENTI E NORME PER LA CELEBRAZIONE DEL MATRIMONIO NELLA DIOCESI DI SORRENTO – CASTELLAMMARE DI STABIA” title_align=”separator_align_center” color=”turquoise”][vc_column_text]
La Chiesa che è in Sorrento-Castellammare di Stabia accoglie con gioia e gratitudine al Signore Gesù le donne e gli uomini che, avendo scoperto nell’amore sponsale il disegno di Dio su di loro, si accingono a celebrare il sacramento del matrimonio.
Nello stesso tempo essa è particolarmente riconoscente alle tante coppie di sposi e genitori che ogni giorno testimoniano il Vangelo del matrimonio e della famiglia, e con la loro vita annunciano che la famiglia e il matrimonio sono un Vangelo, cioè una vita piena e degna di essere vissuta.
In Chiesa non ci si sposa per caso, ma per rispondere a una chiamata di Dio, personale e di coppia, a vivere l’amore come una strada disantità e unservizio albene comune della società.
La grande realtà del matrimonio e l’altissima vocazione degli sposi all’interno della comunità cristiana e della società è quella di rappresentare e rendere presente, attraverso l’amore sponsale, l’amore di Cristo per gli uomini e la fedeltà a lui della Chiesa.
Per questo, le famiglie cristiane e tutte le strutture pastorali della Chiesa diocesana devono sentirsi coinvolte nella preparazione al matrimonio e nella celebrazione delle nozze. In questi passi, coloro che si dispongono a formare una nuova famiglia non devono sentirsi soli: il loro matrimonio non è una questione privata, ma coinvolge tutta la comunità ecclesiale.
Proprio perché sacramento della Chiesa, la celebrazione del matrimonio si qualifica come realtà ecclesiale. Essa coinvolge l’intera comunità ecclesiale nella quale gli sposi sono inseriti e alla cui vita e missione prendono parte, tanto da fare di tale comunità il luogo normale della
celebrazione delle nozze.
Infatti, lo stesso Rito del matrimonio riconosce alla comunità un ruolo indispensabile e la
invita a parteciparvi pienamente, impegnandosi anche ad aiutare i fidanzati a scoprire il valore del loro amore, sia per la comunità ecclesiale che per quella civile. Occorre quindi che la comunità cristiana riconosca che i fidanzati e gli sposi sono risorse preziose.
Inoltre, la novità del Rito è, in tutte le sue varie forme, la sottolineatura della dimensione battesimale dei nubendi, e di conseguenza dell’importanza della comunità cristiana all’interno della quale il sacramento si celebra.
Per questi motivi e proprio in forza della dimensione propriamente ecclesiale del sacramento «il luogo normale delle nozze è la comunità della parrocchia nella quale i fidanzati sono inseriti e alla cui vita e missione prendono parte».1 Di conseguenza, la celebrazione delle nozze avvenga normalmente nella chiesa parrocchiale di uno dei nubendi2.
Solo per validi «motivi di necessità o di convenienza pastorale» il matrimonio può essere celebrato in altre parrocchie3. Solo con il permesso dell’Ordinario del luogo o del parroco potrà essere celebrato in altra chiesa o oratorio, e solo “in presenza di «particolari ragioni pastorali» l’Ordinario del luogo può permettere che il matrimonio sia celebrato in una cappella privata o in un altro luogo conveniente”4. Si evitino quindi prassi contrarie a tali disposizioni: ci si guardi dal permettere con facilità la celebrazione del matrimonio in una parrocchia diversa da quella di una dei nubendi; si affronti con coraggio, saggezza e determinazione il problema della proliferazione di matrimoni in chiese non parrocchiali, nei santuari, in chiese con particolari richiami storici o artistici.
La stessa richiesta del sacramento deve trasformarsi in questi casi in occasione particolarmente preziosa di catechesi: «il parroco aiuti questi nubendi a riflettere sul significato della loro scelta e accerti, in ogni caso, che siano sinceramente disposti ad accettare la natura, i fini e le proprietà essenziali del matrimonio cristiano»5. Tutto questo esige un fraterno e spesso faticoso e difficile impegno di comprensione, di dialogo, di evangelizzazione, in cui, pur non dimenticando che questi fidanzati in forza del loro battesimo sono già inseriti in un vero e proprio cammino di salvezza6, le esigenze della carità siano sempre tenute presenti senza che questo sia a scapito delle esigenze della verità7.
Tuttavia, quando tutti i tentativi per ottenere un segno di fede, sia pure germinale, risultassero vani e i nubendi mostrassero di «rifiutare in modo esplicito e formale ciò che la Chiesa intende compiere quando celebra il matrimonio dei battezzati»8, la doverosa decisione di non ammettere al sacramento – che in una società secolarizzata come la nostra può essere anche una dolorosa ma stimolante scelta pastorale9 – costituisce sempre «un gesto di rispetto di chi si dichiara non credente, un gesto di attesa e di speranza, un rinnovato e più grave appello a tutta la comunità cristiana perché continui ad essere vicina a questi suoi fratelli, impegnandosi maggiormente nella testimonianza di fede dei valori sacramentali del matrimonio e della famiglia»10.
Quanto poi al momento delle nozze, si ricordi quanto afferma il Direttorio di pastorale familiare: «per sottolineare la dimensione ecclesiale della celebrazione e il coinvolgimento dell’intera comunità parrocchiale, può essere talvolta opportuna una celebrazione del rito del matrimonio durante una delle messe di orario»11.
Essa richiede anche «la partecipazione piena, attiva e responsabile di tutti i presenti, secondo il posto e il compito di ciascuno: degli sposi anzitutto come ministri e soggetti della grazia del sacramento; del sacerdote in quanto presidente della assemblea liturgica e teste qualificato della Chiesa; dei testimoni non solo garanti di un atto giuridico, ma rappresentanti qualificati della comunità cristiana; dei parenti, amici e altri fedeli, membri di un’assemblea che manifesta e vive il mistero di Cristo e della Chiesa»12.
Come è necessario per ciascuna azione liturgica, occorre porre ogni attenzione e compiere ogni sforzo perché, senza rinunciare alla gioia e alla festa che devono connotare questi momenti, sia garantito un clima di raccoglimento, di partecipazione, di sobrietà e di corresponsabilità. Non va trascurata ne dimenticata la scelta della nostra Chiesa diocesana di non imporre tariffe per la celebrazione dei sacramenti, scelta ribadita anche dal Sinodo diocesano (Testo sinodale, n. 33)
In particolare, non ci si stanchi di educare e di stimolare la partecipazione piena, attiva e responsabile da parte di tutti i presenti13, a iniziare dagli sposi, che sono i ministri del sacramento.
Nello svolgimento del rito, nella scelta delle letture, nella preghiera dei fedeli, nei momenti di introduzione e di conclusione della celebrazione, si pensi il modo, intelligente e corretto, di favorire il loro intervento attivo.
Il carattere religioso e sacramentale della celebrazione esige una celebrazione insieme solenne e semplice, in grado di esprimere la verità del mistero che viene celebrato. Nel suo svolgimento esteriore, il rito sappia esprimere il senso della gioia e della festa cristiana14. Sistudino anche i modi e si mettano in atto le condizioni necessarie per favorire l’intervento attivo e consapevole dell’intera comunità presente, perché essa partecipi davvero al silenzio, all’ascolto, al canto, alla preghiera e così la festa e la celebrazione siano di una intera comunità cristiana. Tutto questo comporta anche la disponibilità di diversi ministeri e animatori.
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Al fine di promuovere una prassi comune, per la preparazione prossima e immediata al matrimonio siano accolte le seguenti indicazioni: |
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1) coinvolgimento della comunità e, in particolare, degli operatori di pastorale familiare in iniziative che dispongano i nubendi alla santità e ai doveri del loro nuovo stato (cfr can. 1063, n. 2) 2) colloqui con il parroco o con il sacerdote incaricato, “corsi per i fidanzati” e altre iniziative organiche per il cammino di fede dei nubendi, attraverso l’approfondimento non solo dei valori umani della vita coniugale e familiare ma anche dei valori propri del sacramento e della famiglia cristiana, con gli impegni che ne derivano; 3) tempo di preparazione immediata normalmente non inferiore a sei mesi; 4) incontri personali dei nubendi con il parroco per lo svolgimento dell’istruttoria matrimoniale e per la preparazione a una consapevole e fruttuosa celebrazione della liturgia delle nozze. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/1″][vc_text_separator title=”MOTIVI DI NECESSITÀ E DI CONVENIENZA PASTORALE PER L’ACCOGLIENZA DI NUBENDI PROVENIENTI DA DIOCESI NON ITALIANE” title_align=”separator_align_center” color=”turquoise”][vc_column_text]Ad integrazione di quanto stabilito dal CJC, dal Decreto generale sul Matrimonio, dal Direttorio di pastorale familiare della CEI, dal Direttorio liturgico pastorale e dal Testo sinodale della nostra Diocesi, al fine di definire i “motivi di necessità e di convenienza pastorale” per l’accoglienza di nubendi provenienti da Diocesi non italiane e che intendono celebrare il loro Matrimonio nella
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/1″][vc_text_separator title=”CONDIZIONI PER L’ACCOGLIENZA DI MATRIMONI DI NUBENDI PROVENIENTI DA DIOCESI NON ITALIANE” title_align=”separator_align_center” color=”turquoise”][vc_column_text]
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/1″][vc_text_separator title=”APPENDICE” title_align=”separator_align_center” color=”turquoise”][vc_column_text] DOCUMENTAZIONE CIVILE RICHIESTA PER MATRIMONI PROVENIENTI DA DIOCESI NON ITALIANE ad integrazione della documentazione prodotta dalla Diocesi di provenienza corredata del relativo Nulla Osta del proprio Ordinario Diocesano A) Cittadini stranieri che intendono celebrare il Matrimonio in Italia: che, giusta le leggi cui è sottoposto, nulla osta al matrimonio (libertà di stato); • Nel caso di matrimonio canonico dopo il civile: certificato originale del rito civile di matrimonio contratto nel proprio Paese. B) Cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE (Albo degli Italiani Residenti all’Estero) che intendono celebrare il Matrimonio in Italia: • Nel caso di matrimonio concordatario: certificato di eseguite pubblicazioni civili richiesto all’Ambasciata/Consolato d’Italia nella nazione in cui si risiede • Nel caso di matrimonio canonico dopo il civile: certificato originale del rito civile di matrimonio civile contratto nello Stato in cui si ha la residenza o in un altro Stato. In ogni caso, la celebrazione avvenga secondo i criteri di sobrietà e di ecclesialità. La nostra Chiesa con forza ricorda ciò il direttorio di pastorale familiare indica come criterio a riguardo: la celebrazione delle nozze “è anche un momento di festa, un incontro di famiglia e di amici. Ma la festa non è il lusso e non si identifica con lo spreco”. Alla celebrazione vissuta nella sobrietà corrisponde la modalità della gratuità come ulteriore segno della credibilità della Chiesa che “annuncia, celebra e testimonia” l’amore gratuito di Dio. Gratuità che si esprime nel non imporre alcuna tariffa per le celebrazioni liturgiche ma di voler accogliere solo le offerte che spontaneamente verranno versate alla cassa parrocchiale. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row] |